La Via di Paolo
Durata: 3 ore 10 minuti
Partecipazione gratuita
La partenza della camminata è alle ore 9 del 29 giugno con appuntamento alle ore 8.30. Ma puoi partire a qualsiasi ora. Si può camminare da soli o in gruppo.
Si parte dalla Basilica di San Sebastiano (Via Appia Antica 136).
Alla Partenza
Si ritira il “passaporto dell’Apostolo” che certifica la partecipazione e permette di raccogliere le “credenziali” ad ogni tappa visitata.
Il Tragitto
Ad ogni tappa si potrà ricevere la mappa con tutte le tappe del percorso. Inoltre, i partecipanti saranno accolti da volontari di diverse Parrocchie romane.
L’attraversamento dei Fori (parco archeologico del Colosseo) per i partecipanti è gratuito.
Sarà possibile accedere all’area archeologica del foro romano unicamente attraverso l’ingresso denominato “Foro Romano 1” (come da mappa) nei pressi di Via di San Teodoro. All’ingresso verrà emesso il biglietto di ingresso gratuito per i partecipanti previa esibizione del passaporto dell’apostolo e di un documento di riconoscimento.

All’Arrivo
Fino alle ore 19, a Piazza San Pietro, sotto l’Obelisco, riceverai la “pietruzza” benedetta.
Le Tappe
Basilica di San Sebastiano - Via Appia "regina viarum" - Chiesetta Domine Quo Vadis
Situata sulla via Appia, regina viarum, nel luogo conosciuto come Catà Cumbas per un particolare avvallamento del terreno, è una basilica costruita da Costantino sulla tomba del noto martire, capo dei Pretoriani di Diocleziano. Presso le catacombe, ritrovate sotto la basilica, è custodito un luogo chiamato “triclia” (tettoia) dove si conservano antiche testimonianze della venerazione dei Santi Pietro e Paolo. Non si sa di preciso se furono qui trasportate le loro reliquie al tempo della persecuzione di Valeriano oppure, non potendo recarsi sui loro sepolcri a pregare, i pellegrini pregavano gli apostoli in questo luogo alle porte dell’Urbe. Sulle pareti della triclia vi sono molte invocazioni e preghiere incise a graffito rivolte ai due apostoli.
Chiesetta Domine Quo Vadis
A poca distanza dalla Basilica sempre sull'Appia in direzione di porta San Sebastiano si trova la chiesetta del Domine Quo Vadis prende il nome dalla testimonianza orale secondo cui l'apostolo Pietro fuggendo dalla città per evitare il martirio incontra Gesù al quale rivolge le seguenti parole: "Domine Quo Vadis"(signore dove vai) e il signore rispose: "Venio Romam Iterrum crucifigi" (Vengo a Roma a farmi crocefiggere di nuovo). Pietro comprendendo il rimprovero tornò indietro per accogliere il martirio, Gesù scomparve lasciando impresse le sue impronte sul selciato. A testimonianza di ciò all'interno della Chiesa è conservata la pietra con le impronte (è però una copia perchè l'originale è conservata nella Basilica di San Sebastiano).
Basilica Papale San Paolo Fuori le Mura
Sulla tomba dell’apostolo Paolo, presso la via ostiense, l’imperatore Costantino fece erigere una basilica che, per le strettezze topografiche, era di dimensioni molto modeste. Questa prima basilica fu consacrata da papa Silvestro nel 330 ma sessant’anni più tardi, al tempo dell’imperatore Teodosio, l’edificio fu ampliato orientando l’abside verso est e la navata verso ovest dove scorre il Tevere. Papa Siricio la consacrò nel 390 a conclusione dei lavori e consegnò ai pellegrini che accorrevano numerosi sulla tomba dell’apostolo una grandiosa basilica. Questo antico edificio purtroppo andò quasi completamente distrutto nel 1823 ma pochi anni dopo, nel 1854 papa Pio IX, due giorni dopo la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria, consacrava la basilica in stile neoclassico, così come la vediamo oggi. Sotto l’altare è possibile da pochi anni, grazie a recenti scavi, poter vedere l’esatta ubicazione del sarcofago che contiene i restidell’apostolo delle Genti.
Chiesa di Santa Prisca - Basilica di Santa Sabina
“Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù; per salvarmi la vita essi hanno rischiato la loro testa, e ad essi non io soltanto sono grato, ma tutte le Chiese dei Gentili; salutate anche la comunità che si riunisce nella loro casa” (Rm 16, 3-5). Sono le stesse parole di san Paolo nella lettera indirizzata alla comunità cristiana di Roma che testimoniano la presenza di luoghi dove la comunità cristiana si riuniva per celebrare l’eucarestia. Questa antica chiesa sorge sulle fondamenta di una grande casa romana del II secolo dopo Cristo, che una tradizione tradiva identifica con il luogo dove Pietro ha abitato presso Aquila e Priscilla e nella cui cripta conserva un capitello cavo che l’apostolo avrebbe usato come fonte per battezzare i catecumeni. Una bellissima tela del Passignano raffigura sull’altare principale della basilica san Pietro che battezza Prisca, martirizzata sotto l’Imperatore Claudio all’età di tredici anni, stabilendo un primato suggerito anche dal nome che significa “prima”: sarebbe stata infatti la prima donna in Occidente a testimoniare il suo amore a Cristo con il martirio. Questo antichissimo titolo di santa Prisca di cui si ha testimonianza già dal V secolo, sta a testimoniare la devozione che fin dai primi secoli di vita cristiana riscuoteva questa “primizia” dell’umile pescatore di Galilea.
Basilica di santa Sabina
Una delle chiese paleocristiane meglio conservate che siano giunte ai nostri giorni, la basilica fu costruita da un prete illirico nel V secolo. La basilica sorse sulla casa della matrona Sabina, in seguito divenuta santa, di cui si conserva ancora una colonna di granito. Una grande importanza riveste la porta di cipresso coeva alla costruzione della basilica dove c’è la più antica raffigurazione della crocifissione di Cristo tra i due ladroni. Ed inoltre, sulla controfacciata, si trova un importante mosaico dove su sette righe a lettere d’oro su fondo azzurro è ricordata la data di fondazione, il fondatore ed il pontefice sotto il quale la costruzione avvenne. Ai lati sono raffigurate due donne che rappresentano le due Ecclesiae, quella ex gentibus - cioè dei pagani - e quella ex circumcisione - cioè quella dei giudei - la Chiesa di Cristo è nata dalla conversione dei pagani e dei giudei. Questa distinzione evoca ancora nel V secolo il grande dibattito che fu al centro del Concilio di Gerusalemme per l’accoglienza dei pagani nel novero dei cristiani – fino ad allora tutti ebrei – e che vide protagonisti gli apostoli Pietro e Paolo.
Basilica di Santa Francesca Romana passando per i Fori Romani
Situata nel parco archeologico dei Fori imperiali fu costruita sulle vestigia del tempio della dea Roma. Il nome originario della Basilica è quello di Santa Maria la Nova, per distinguerla da Santa Maria antiqua, situata molto vicina, sotto il palazzo di Tiberio, alle pendici del Palatino. Rimanendo la “antiqua” allagata dalle frequenti alluvioni del Tevere fu costruita la “nova” in una zona più alta. Ancora oggi vi si può venerare l’immagine della glikofilousa, una delle più antiche immagini della Vergine Maria venerate nel mondo. La chiesa ha poi preso il nome della santa che con la sua carità ha alleviato le miserie di tanti romani nel XV secolo, ma conserva nel transetto destro due basoli della Via sacra dei fori: un tempo si trovavano al centro della chiesa, luogo nel quale la Tradizione ricordava la preghiera di Pietro – inginocchiato su quei basoli – mentre Simon Mago incantava tutti con i suoi prestigiosi e spettacolari voli. Per la preghiera dell’apostolo, alla presenza dello stesso imperatore Nerone secondo la tradizione, Simon mago precipitò dall’alto non avendo più l’ausilio dei demoni che lo sostenevano sospeso in aria. Simone mago, personaggio che troviamo negli Atti degli Apostoli, è considerato dagli antichi cristiani il padre di ogni eresia, per cui il significato di questa memoria ci aiuta a comprendere quanto l’errore e la menzogna abbiano bisogno sempre bisogno di “effetti speciali” per imporsi, mentre la verità, anche se negletta perché si veste di semplicità, alla fine trionfa.
Carcere Mamertino
Oggi il carcere non incute più il timore di un tempo, quando nella sua parte più profonda, il “Tullianum”, ha custodito i nemici più acerrimi di Roma Giugurta, Lentulo complice di Catilina, Vercingetorige, Seiano al tempo di Tiberio. Nella parte superiore del Tullianum sorse circa un secolo dopo un’altra area denominata “Carcer Mamertinum” più volte ristrutturata nel periodo repubblicano e all’inizio dell’Impero. La tradizione cristiana ci consegna Pietro e Paolo tradotti in questo carcere prima dell’esecuzione della condanna, al tempo di Nerone, durante la persecuzione seguita allo scoppio del grande incendio di Roma. Nel carcere i due apostoli fecero sgorgare una polla da un luogo dove si era prosciugata l’acqua e con essa battezzarono i carcerieri Martiniano e Processo ed altri quarantadue prigionieri. Questo luogo fu destinato alla preghiera dei pellegrini già dal tempo di papa Silvestro che vi consacrò un altare e nei secoli seguenti la loro devozione vi ha lasciato moltissime tracce che si possono ammirare nel Museo allestito dall’Opera Romana Pellegrinaggi che custodisce questa memoria apostolica.
Basilica di San Marco al Campidoglio
Basilica di San Marco al Campidoglio, la chiesa non è accessibile per lavori. La "tappa" e il presidio di accoglienza sarà predisposto nel giardino antistante la Basilica.
Fondata da papa Marco nella prima metà del IV secolo, si trova sulla casa che la tradizione attribuisce quale abitazione dell’evangelista Marco, discepolo di Paolo e di Pietro. In questo luogo Giovanni Marco (questo il nome completo dell’evangelista) avrebbe composto il Vangelo che porta il suo nome, per la Comunità cristiana di Roma. Essendo il più antico dei quattro testi evangelici, Marco è anche l’inventore del genere letterario del Vangelo, riportando nella sua narrazione l’insegnamento di Paolo e di Pietro. Marco era legato da una antica conoscenza con Pietro tenendo conto del fatto che, una volta liberato dal carcere a Gerusalemme, questi trovò rifugio nella grande casa di sua madre Maria. Durante la sua lunga storia la basilica ha subito molte trasformazioni a partire dall’orientamento che fu invertito nel V secolo per cui l’altare si trova oggi dove al principio c’era l’ingresso. Inoltre sia per le piene del Tevere da cui veniva costantemente investita, sia per le scorribande e i saccheggi dei Goti, dei Longobardi e anche dei Bizantini, la chiesa fu restaurata più volte, fino a diventare al tempo di Papa Paolo II, Pietro Barbo veneziano che già da cardinale titolare aveva fatto costruire accanto alla Chiesa il proprio palazzo, parte del complesso del palazzo San Marco o palazzo Venezia come lo conosciamo oggi.
Chiesa di Santa Maria in Via Lata
Una delle chiese barocche più belle di Roma, annessa al palazzo dei Doria Panphili, Santa Maria in Via Lata custodisce nella sua cripta i resti di una casa o di un portico del primo secolo che la tradizione cristiana attribuisce ad abitazione dell’evangelista Luca, e quindi alla frequentazione degli apostoli Pietro e Paolo. L’antica tradizione vi venera anche san Marziale tra gli apostoli anche se è un culto che si è attestato più tardi. In questi ambienti tra il VII e l’XI secolo la presenza di monaci di rito orientale ha impregnato queste antiche mura di incensi e preghiere, oltre che decorarle con pregevoli pitture, molte delle quali sono state staccate e portate in luoghi più idonei alla conservazione, visto il luogo molto umido. Una colonna con una catena che le si avvolge intorno riporta una scritta con le parole di san Paolo a Timoteo (2Tim 2, 10) “La Parola non è incatenata”, alludendo alla presenza di Paolo a Roma in catene, cioè in libertà vigilata. Le suore Figlie della Chiesa che custodiscono il luogo offrono nell’aula liturgica la possibilità di sostare in adorazione davanti al Ss.mo Sacramento durante il giorno, mentre nell’altare principale si può venerare una delle più belle icone della Deesis, la “Madonna avvocata”, che si trovi in Roma.
Basilica di Santa Maria del Popolo
Nel luogo dove fu eretta la catasta per l’incinerazione del corpo di Nerone e dove furono deposti i suoi resti presso il Sepolcro dei Domizi, alle pendici del Pincio, era cresciuto un boschetto di pioppi (populus in latino) dove si aggiravano ombre sinistre. Lo spettro di Nerone incuteva ancora timore ai Romani al tempo di Papa Pasquale II il quale ne fece distruggere la tomba e disperdere le ceneri, fece esorcizzare il luogo e nel 1099 vi eresse una cappella dedicata a Maria: ampliata nei secoli sarebbe diventata l’attuale Santa Maria del popolo (appunto del “pioppo”). La porta Flaminia che vi è accanto sorse invece nel III secolo nelle mura aureliane, il cui perimetro aveva inglobato il boschetto dei pioppi e il mausoleo dei Domizi. Una volta costruita la Chiesa attuale da papa Sisto IV, l’icona della Vergine Maria che è posta in trono sull’altare maggiore, oltre a proteggere Roma dallo spettro dell’imperatore che ordinò l’uccisione di Pietro e Paolo, è anche la protettrice della porta più importante della Città. Nella parte esterna la porta, realizzata tra il 1562 e il 1565 da Giovanni Lippi, si ispira all’Arco di Tito ed ha quattro colonne che provengono dall’antica Basilica di san Pietro mentre, nelle nicchie laterali, vi sono le statue dei santi Patroni di Roma Pietro e Paolo a guardia di essa. La chiesa conserva la più famosa rappresentazione della crocefissione di Pietro e della conversione di Paolo.
Basilica di San Pietro
Sorge sul colle Vaticano che dominava il circo di Caligola, dove l’imperatore aveva fatto erigere il grande obelisco di granito rosa fatto giungere da Alessandria in Egitto e che adornava la spina centrale dell’arena. Sotto l’imperatore Nerone, in seguito all’incendio di Roma nel circo furono uccisi i protomartiri romani insieme a Pietro, che fu crocifisso e sepolto poco distante, alle pendici del colle. Costantino fece erigere una memoria sul sepolcro di Pietro e fece costruire una grandiosa basilica a cinque navate per la cui realizzazione fece sbancare buona parte della collina. All’antica basilica, sopravvissuta per 12 secoli, si sostituì la Basilica attuale nel periodo rinascimentale, dal 1506 - posa della prima pietra di papa Giulio II - al 1626, quando papa Urbano VIII la dedicò il 18 novembre. Sotto papa Chigi, Alessandro VII, fu realizzata la piazza con il colonnato di Bernini che circonda l’obelisco vaticano, testimone della morte dell’apostolo Pietro, della sua sepoltura, della costruzione della prima basilica e della basilica rinascimentale realizzata sulla sua tomba, sotto la grande cupola di Michelangelo.
Incluso nella passeggiata
- Passaporto dell'Apostolo
- Pietruzza benedetta dal Papa
- 9 Tappe da visitare
- Attraversamento dei Fori gratuito
- Assistenza giornaliera nelle tappe prefissate
- Merenda offerta alla fine dell'itinerario
- Passeggiata da ripetere ogni 29 Giugno
- Quality4.67
- Location4.67
- Amenities4.67
- Services5
- Price4.33

































